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La proclamazione messianica di Pietro 

Da Betsaida Gesù raggiunse la zona di Cesarea di Filippo.  Il terzo degli eredi diretti di Erode il Grande, cioè il tetrarca  Filippo, non figura direttamente nella storia di Gesù. Egli governò  i suoi territori fino alla sua morte, avvenuta nell’anno 34 dopo  Cristo. Egli ricostruì la città di Panion e in onore di Augusta la  chiamò Cesarea, detta di Filippo, per distinguerla dalla città  Cesarea edificata sul mare da Erode il Grande. L'antico nome di  Panion, oggi Banias, proveniva da una grotta consacrata al dio  Pan. Nella ricostruzione della città, presso la grotta, sorse un  tempio dedicato ad Augusta. Nella zona di Cesarea di Filippo, in  prevalenza pagana, Gesù poté stare più tranquillo con i suoi di-  scepoli, oggetto da parte sua di particolare formazione spirituale,  in vista del loro ministero apostolico, come continuatori dell’opera  di Gesù. Dopo un anno e mezzo di attività pubblica, Gesù trattò  con i discepoli l'argomento della sua messianità. 

"Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo,  chiese ai discepoli: La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?  Gli risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia  o qualcuno dei profeti. Disse loro: Voi chi dite che io sia? Rispose  Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù:  Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue  te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico:  Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte  degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi  del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato  nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.  Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era  il Cristo" (Matteo 16, 13-20). 

Siamo al punto centrale del Vangelo. Ritorna la domanda: chi è  Gesù? Ora è Gesù stesso a parlare. C'è la risposta della gente: è un  grande profeta. Solo Pietro va oltre e vede in quest'uomo non un  preparatore del Messia, ma il Messia, il Cristo, cioè l'unto, il  consacrato, titolo che derivava dalla tradizione ebraica di consacrare  i sacerdoti e i re d'Israele con il rito dell'unzione. Pietro aggiunge al  titolo di Messia le parole: il Figlio del Dio vivente, con le quali  riconosce in lui ancora più chiaramente la natura divina di Gesù.  Tutto ciò è una rivelazione di Dio, un dono speciale. La confessione  del primo degli apostoli è diversa da quella degli altri discepoli.  Pietro è la roccia sulla quale è costruita la Chiesa e il potere  delle tenebre, della morte invano muoverà i suoi attacchi contro di  essa. La Chiesa, comunità messianica, avrà una durata perenne. A  Pietro, con l'immagine delle chiavi, viene dato il potere di organizzare  e di governare il Nuovo Israele, il Nuovo Popolo di Dio.