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La preghiera: il Padre nostro

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando  ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a  pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli" (Lc  11,1). In risposta a questa domanda Gesù ha insegnato ai suoi di-  scepoli la preghiera cristiana per eccellenza. 

San Luca ne dà un testo breve.  San Matteo una versione più ampia che è questa: "Padre  nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo  Regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci  oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come  noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,  ma liberaci dal male". 

Il Padre nostro è la sintesi di tutto il Vangelo.  L'espressione tradizionale" Orazione domenicale", cioè preghiera  del Signore, significa che la preghiera al Padre nostro ci è  insegnata dal Signore Gesù. 

Padre nostro è riferito a Dio. 

L'aggettivo non esprime un possesso ma una relazione con  Dio totalmente nuova. 

L'espressione "che sei nei cieli", non significa un luogo, ma  un modo di essere, non la lontananza di Dio, ma la sua natura,  che supera ogni mostra concezione.  Solo Dio conosce perfettamente se stesso. Egli ci viene  incontro rivelando se stesso, perché ci ama con un amore incon-  dizionato, eterno, infinito. 

Sia santificato il tuo nome 

La parola santificato esprime il desiderio che Dio sia lodato,  amato da noi, da tutte le creature. Tutto l'universo, in gran parte  da noi sconosciuto, da' gloria a Dio e noi sentiamo di essere  immersi nel mistero della sua divinità.  Dio rivela il suo nome in particolari momenti della sua opera  di salvezza. 

La santità di Dio è incomprensibile per noi. Ciò che di lui è  manifestato dalla creazione, viene chiamato dalla sacra Scrittura  la gloria di Dio. 

Dio creando l'uomo a sua immagine e somiglianza, lo corona  di gloria, ma l'uomo peccando, viene privato della gloria di Dio  (Rm 3, 23). Da allora, Dio manifesta la sua santità riportando  l'uomo a immagine del suo creatore (Col 3, 10).  Dio non rivela il suo nome ad Abramo ma a Mosè e al  popolo ebraico, liberandolo dagli egiziani. Dopo l'alleanza del  Sinai, questo popolo è suo e perciò deve essere santo. Nonostante  la legge che Dio dà al suo popolo, esso si allontana da lui e  profana il suo nome in mezzo alle nazioni (Ez 20, 36).  In Gesù viene rivelato il nome santo di Dio, dalla sua parola  e dal suo sacrificio. 

Gesù, nella preghiera sacerdotale, dice: " Padre santo, per  loro io consacro me stesso, perché siano anch' essi consacrati  nella verità (Gv 17, 19). Compiuta la sua Pasqua, il padre gli dà il  nome che è Al di sopra di ogni altro nome. Gesù è il Signore a  gloria di Dio Padre (Fil 2, 9-11).  Santificati dal Battesimo, chiediamo a Dio di perseverare in  ciò che egli ci ha donato, senza lasciarci sedurre dal male.  Ricorriamo dunque alla preghiera perché la santità dimori in noi  e in coloro che non si sono ancora lasciati raggiungere dalla  grazia di Dio. 

Venga il tuo Regno 

Il Regno di Dio viene annunciato nel Vangelo, è venuto me-  diante la morte e la risurrezione di Cristo.  Il Regno di Dio è in mezzo a noi e verrà nella gloria quando  Cristo lo consegnerà al Padre suo. 

Questo desiderio non distoglie la Chiesa dalla sua missione  in questo mondo, la impegna maggiormente. 

Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia. Gli ultimi tempi nei  quali siamo, sono quelli dell’effusione dello Spirito Santo.  I cristiani devono distinguere tra la crescita del Regno di Dio  e il progresso della cultura e della società nella quale sono  inseriti. La destinazione dell'uomo alla vita eterna non annulla  ma rende più forte il dovere di usare le energie e i mezzi ricevuti  da creatore. 

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra

  La volontà del Padre è che tutti gli uomini si salvino e  arrivino alla conoscenza della verità (I Tm 7, 4). Egli ci ha fatto  conoscere il mistero della sua volontà, il disegno di ricapitolare  in Cristo tutte le cose. 

Noi chiediamo che si realizzi questo disegno sulla terra,  come è già realizzato in cielo. È in Cristo che la volontà del Padre  è stata compiuta perfettamente. 

Gesù entrando in questo mondo ha detto:" ecco, io vengo  per fare o Dio la tua volontà" (Eb 10, 7). Nella preghiera della sua  agonia nel Getsemani, Gesù dice al padre: " Non la mia, ma la  tua volontà sia fatta!" (Lc 22, 42).  Noi creature e peccatori, chiediamo al Padre di unire la  nostra volontà a quella del Figlio suo.  Gesù ci insegna che si entra nel Regno dei cieli non con le pa-  role, ma facendo la volontà del Padre suo (Mt 7, 21).

Dacci oggi il nostro pane quotidiano 

Con queste parole esprimiamo la fiducia dei figli che attendono  dal loro Padre il cibo in tempo opportuno (Sal 104, 27).  Gesù ci insegna questa domanda con la quale glorifichiamo  il Padre, riconoscendo che egli è buono in modo che supera ogni  nostra conoscenza. Noi preghiamo il Padre per tutti, solidali con  le loro necessità e le loro sofferenze. 

Il Padre che ci dà la vita, non può non darei il nutrimento ne-  cessario per la vita, e i beni materiali e spirituali. Questa domanda  circonda il dramma della fame nel mondo, per centinaia di  milioni di persone. I cristiani che vivono nel cosiddetto primo  mondo, dove impera il consumismo, hanno una grande respon-  sabilità nei confronti di questi fratelli, che muoiono non solo per  la mancanza del cibo, ma anche per le malattie che potrebbero  essere vinte solo con una diminuzione delle spese militari. Non  si può restare indifferenti dinanzi a così grande ingiustizia dettata  dall’egoismo di una parte dell’umanità. 

Questa preghiera ricorda la parabola del povero Lazzaro e  del ricco epulone, come il giudizio finale.  Questa domanda vale anche per un’altra fame di cui gli  uomini soffrono: "L'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni  parola che esce dalla bocca del Signore". 

La parola oggi indica non solo l'oggi del nostro tempo qui in  terra, ma è l'oggi di Dio, quello del banchetto del Regno anticipato  nell'Eucaristia. 

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori 

La richiesta manifesta la nostra miseria e la misericordia di Dio.  La parabola del servo spietato termina con queste parole:  "Così anche il Padre mio celeste farà a ciascuno di voi se non  perdonerete di cuore al vostro fratello".  La preghiera cristiana arriva fino al perdono dei nemici. Il  discepolo di Cristo deve seguire il Maestro. I martiri hanno data  anche questa testimonianza a Gesù, con un perdono senza limiti  a chi li uccideva. 

Non ci indurre in tentazione 

Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al  male (Gv 1, 13).  Noi chiediamo a Dio di non lasciarci prendere la strada che  conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta tra la carne e lo Spirito.  Questa richiesta implora lo spirito di discernimento e di fortezza.  Lo Spirito Santo ci porta a discernere tra la prova necessaria  alla crescita dell'uomo interiore in vista di una virtù provata (Rm  5, 3-5) e la tentazione che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo  distinguere tra essere tentati e consentire alla tentazione.  Il discernimento smaschera la menzogna della tentazione:  apparentemente il suo oggetto è buono, gradito agli occhi e desi-  derabile (Gn 3,6), mentre in realtà il suo frutto è la morte.  Dio non ci costringe a fare il bene, egli vuole persone libere.  La tentazione ha una sua utilità. 

Tutti noi ignoriamo ciò che abbiamo ricevuto da Dio. La ten-  tazione lo svela e ci fa conoscere noi stessi e così scopriamo la  nostra miseria e ci induce a ringraziare Dio per i beni che la ten-  tazione ci ha fatto conoscere. 

Non entrare nella tentazione implica una decisione del cuore  Dio è fedele e non permette che siamo tentati oltre le nostre forze  e con la tentazione ci da la forza per sopportarla.  Il combattimento e la vittoria sono possibili solo con la pre-  ghiera. Cristo con questa domanda ci unisce al suo combattimento  e alla sua agonia. Gesù chiede al Padre di custodirei nel suo nome e  dice a noi di essere vigilanti e nello stesso tempo implora la  perseveranza per noi. 

Ma liberaci dal male 

Gesù dice al Padre: " Non chiedo che tu li tolga da mondo  ma che tu li custodisca dal maligno" (Gv 17, 15).  Il male non è un’idea astratta, è una persona: satana, l'angelo  che si oppone a Dio, colui che vuole ostacolare il disegno di Dio  e la sua opera di salvezza, compiuta per mezzo di Gesù Cristo.  Satana omicida fin da principio, menzognero e padre di  menzogna, seduce tutta la terra (Ap 12, 9) ed è a causa sua che il  peccato e la morte sono entrati nel mondo. Con la sua definitiva  sconfitta tutta la creazione sarà liberata dalla corruzione del  peccato e della morte. La vittoria sul principe del mondo (Gv 14,  30) è raggiunta nell'ora in cui Gesù offre la sua vita sulla croce  per noi. Allora avviene il giudizio di questo mondo e il principe  del mondo è gettato fuori (Gv 12, 31). 

Satana si avventa contro la Donna, ma non può vincere la  nuova Eva piena di grazia. Quindi va a fare la guerra alla sua di-  scendenza. La Chiesa prega: "Vieni, Signore Gesù" (Ap 22,17.20);  la sua venuta ci libererà dal maligno. Noi chiediamo nello stesso  tempo di essere liberati da tutti i mali presenti, passati e futuri. In  questa ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la  miseria del mondo. La Chiesa implora la liberazione dai mali che  schiacciano l'umanità; chiede il dono prezioso della pace e la grazia  dell’attesa perseverante del ritorno del Signore Gesù Cristo.  San Cipriano vescovo martire disse: "Quando diciamo liberaci  dal male, non resta niente che dovremmo oltre ciò chiedere. Una  volta ottenuta la protezione chiesta contro il male, noi siamo  sicuri e custoditi contro tutto ciò che diavolo e mondo possono  mettere in atto. 

Quale paura potrebbe ancora sorgere dal mondo per colui il  cui protettore nel mondo è Dio stesso?" (De dom. or. 27). Questa  certezza ha sostenuto i martiri e li ha resi lieti e fiduciosi in un  mondo colmo di angustie, ha liberato essi stessi nel più profondo,  li ha liberati alla vera libertà. San Paolo ha espresso la stessa  fiducia con le parole: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Ci  separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'an-  goscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? In  tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che  ci ha amati. lo sono infatti persuaso che né morte né vita, né  angeli, né principati, né presente né avvenire, né potenze, né  altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci  dall'amore di Dio, in Cristo Gesù nostro Signore" (Rm 8, 31-39).  Pertanto, con l'ultima domanda ritorniamo alle prime tre:  chiedendo la liberazione dal potere del male chiediamo il Regno  di Dio, la nostra unificazione con la sua volontà, la santificazione  del suo nome. 

L'ultima domanda del Padre nostro viene ampliata in una  preghiera che diciamo nella Santa Messa: "Liberaci, o Signore,  da tutti i mali. Concedi la pace ai nostri giorni e con l'aiuto della  tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da  ogni turbamento nell’attesa che si compia la beata speranza e  venga il nostro salvatore Gesù Cristo". Si percepisce l'eco delle  necessità in tempi tempestosi, si percepisce il grido per una re-  denzione completa, Sì, noi dobbiamo pregare il signore di liberare  il mondo, gli uomini e i popoli sofferenti dalle tribolazioni che  rendono la vita quasi insopportabile. L'ultima domanda del  Padre nostro è un esame di coscienza per noi e ci esorta a  collaborare perché venga infranto il potere del male.