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La fine di Giuda Iscariota

Nel Vangelo di Matteo leggiamo: "Allora Giuda, il traditore,  vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le  trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo:  Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente. Ma quelli dissero:  Che ci riguarda? Veditela tu! Ed egli, gettate le monete d'argento,  si allontanò e andò ad impiccarsi. 

Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: Non è  lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue. E, tenuto  consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la  sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato  "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì  quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta  denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele  avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio,  come mi aveva ordinato il Signore" (27,3-10). 

Matteo mostra la vera natura del processo giudaico, mette in  risalto l'iniquità dei giudici e l'innocenza di Gesù, di cui Giuda  stesso è testimone. In tutti questi terribili avvenimenti si vede  che Dio guida la storia e il suo disegno si realizza nonostante  l'infedeltà e la malizia dell'uomo, ma nello stesso tempo si vede  il giudizio di Dio nella sorte di Giuda e nella testimonianza data  dal "Campo di sangue" fino ad oggi.