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L'annuncio a Maria

L'annunciazione avviene nella Palestina settentrionale, in  Galilea, a Nazaret, a 140 chilometri da Gerusalemme, che al  tempo di Gesù era un villaggio. Nazaret non viene ricordata nel-  l'Antico Testamento, negli scritti di Giuseppe Flavio, nel Talmud.  Invece è ricordata nei Vangeli, nei quali è riportato anche il  giudizio negativo di Natanaele: "Da Nazaret può venire qualcosa  di buono?" (Giovanni 1,46). 

Ricerche archeologiche fatte attorno al santuario dell’An-  nunciazione, hanno portato alla luce grotte aperte artificialmente  nel pendio della collina; le più piccole servivano da deposito e le più comode, alle quali era stata aggiunta sul davanti una  elementare costruzione, servivano anche da abitazione. Nazaret,  al tempo di Gesù, si limitava alla parte orientale della cittadina  odierna. Nella Palestina antica cresceva un insediamento umano,  dove v' era una sorgente d'acqua e anche a Nazaret vi era una  fonte, oggi chiamata "Fontana della Madonna". 

In una piccola abitazione di Nazaret viveva "una vergine  promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giu-  seppe. La vergine si chiamava Maria" (Luca 1, 27). Anche Maria  apparteneva alla casa di Davide. Non deve fare meraviglia di  trovare discendenti di Davide in un piccolo villaggio lontano da  Betlemme. La stirpe di Davide da secoli viveva una vita appartata.  Vari membri discendenti di questa gloriosa famiglia erano andati  a stabilirsi nei vari luoghi della Palestina, attirati dai loro interessi,  senza dimenticare i legami col luogo d'origine. 

Il nome Maria, in ebraico Mirjam, era frequente al tempo di  Gesù, mentre nell’antico popolo ebreo lo troviamo riferito solo  alla sorella di Mosè. Il suo significato originario è incerto. San Gi-  rolamo dice che il nome di Maria nella lingua siriana equivale al-  l'italiano Madonna, cioè signora per eccellenza.  I vangeli canonici non dicono nulla della famiglia di Maria,  viene ricordata solo una sua sorella (Giovanni 19, 25). Viene  anche detto che Elisabetta era parente di Maria, senza dire il  grado di parentela. 

L'evangelista Luca scrive: "Nel sesto mese, l'angelo Gabriele  fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a  una vergine promessa sposa di un uomo della casa di David, chia-  mato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei  disse: Gioisci, o piena di grazia, il Signore è con te. A queste parole  ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale  saluto. L'angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato  grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il  Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre e regnerà per  sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Allora  Maria disse all'angelo: Come sarà ciò, poiché non conosco uomo?  Le rispose l'angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te  stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà  sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta,  tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il  sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a  Dio. Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga  di me quello che hai detto. E l'angelo partì da lei" (1,26-38).  Vi è un’apparizione come nel caso di Zaccaria. L'angelo dice  a Maria la sua condizione spirituale, che essa stessa ignorava:  l'essere piena di grazia; non solo quindi senza alcun peccato,  anche quello ereditato dai progenitori, detto peccato originale,  ma anche da ogni suo peccato personale, e per di più ripiena di  Dio, elevata ad una perfezione che rende superiore a qualunque  creatura umana ed angelica. Dio ha creato la sua abitazione, ha  preparato la sua madre, donandole la sua santità nel massimo  grado possibile ad una creatura. 

Il nome Gesù in ebraico significa: Dio salva, quindi la missione  del figlio sarà quella di salvare.  Maria chiede un chiarimento sul modo con il quale avverrà  il concepimento, dato che lei non ha avuto alcun rapporto  sessuale, nemmeno con l'uomo di cui era promessa sposa.  La diversità tra la domanda di Zaccaria e quella di Maria sta  proprio nel fatto che Zaccaria domanda una prova, mancando di  fede nelle parole dell’angelo.

  Per i giudei il fidanzamento valeva quanto il matrimonio e i  due fidanzati-coniugi restavano nelle loro famiglie per qualche  tempo, che di solito si protraeva fino a un anno se la fidanzata era  vergine e fino a un mese se era una vedova. Questo tempo era im-  piegato nei preparativi per la nuova casa e per l'arredo familiare.  Le nozze avvenivano quando era trascorso il tempo suddetto,  e consistevano nell'introduzione della sposa nella casa dello  sposo; cominciava allora la coabitazione pubblica, e così le  formalità legali del matrimonio erano compiute. 

Il fidanzamento di una vergine avveniva tra i 12 e i 13 anni e  quindi le nozze si celebravano fra i 13 e i 14 anni. Tale era probabil-  mente l'età di Maria quando le apparve l'angelo Gabriele. L'uomo  si fidanzava tra i 18 e i 24 anni e questa era forse l'età di Giuseppe.  L'evangelista Luca dice che Maria era una vergine nella con-  dizione di fidanzata e l'evangelista Matteo che ella concepì prima  che andassero ad abitare nella casa di Giuseppe. Alla luce di  queste notizie che significato hanno le parole di Maria dette al-  l'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?"  L'espressione indica non solo che Maria non ha avuto rapporti  sessuali con Giuseppe, ma che non ne vuole nemmeno nel futuro.  Tutte le lingue conoscono questo impiego del presente esteso al  futuro. La tradizione cristiana ha interpretato in tale senso il "non  conosco". Allora viene spontanea la domanda: se Maria aveva  fatto il proposito di rimanere vergine, perché aveva acconsentito  a contrarre il fidanzamento-matrimonio? I Vangeli non danno  spiegazioni, ma si possono trovare nelle usanze giudaiche del  tempo. Lo stato celibe o nubile non era apprezzato dagli ebrei e la  preoccupazione familiare era quella di avere molti figli, la mancanza  dei quali era ritenuta una maledizione di Dio (Deuteronomio 7,  14). Pochi casi si sottraevano a questa tradizione popolare, come  avvenne per il profeta Geremia, il quale rimase celibe per attendere  totalmente alla missione profetica, e gli esseni che solitamente  non contraevano matrimonio. Maria cedette a questo uso comune  e le sue parole ci dicono anche quale era la disposizione del suo  fidanzato Giuseppe, il quale non sarebbe stato accettato come tale  se non avesse deciso di rispettare il proposito di Maria.