Variant Stream

Il gran Sinedrio

Dopo il sommo sacerdozio, l'istituzione massima del giudai-  smo, al tempo di Gesù, era il gran Sinedrio, supremo consesso  nazionale religioso. Le sue origini risalgono al secondo secolo  avanti Cristo, quando i monarchi seleucidi istituirono in Gerusa-  lemme la forma di governo locale in vigore in molte città  ellenistiche: attribuirono autorità legale al consiglio degli anziani  che presiedeva agli affari della città, riconoscendo ad esso il  potere di legiferare in materia civile e religiosa, sempre dipendendo  dall’autorità del re. Le decisioni di quel consiglio della città prin-  cipale del giudaismo, ebbero valore normativo anche per altri  centri giudaici, anche se questi avevano i loro consigli locali  chiamati anch' essi sinedri. 

Con i procuratori romani l'autorità del gran Sinedrio crebbe  molto. I romani seguendo la loro norma di lasciare ai popoli  soggetti piena libertà religiosa e una libertà limitata negli affari  civili interni, lasciarono al Sinedrio di Gerusalemme questa  doppia libertà. 

Il gran Sinedrio era composto di 71 membri, compreso il pre-  sidente che era il sommo sacerdote. I membri erano divisi in tre  gruppi: i sommi sacerdoti e i loro familiari, era il gruppo dell’ari-  stocrazia sacerdotale, il più potente al tempo di Gesù; gli anziani  che rappresentavano l'aristocrazia laica, quei cittadini che per il  loro censo o per altre ragioni, avevano acquistato un’autorità  eminente nella vita pubblica; gli scribi o i dottori della Legge,  che era il gruppo popolare dinamico. Con la catastrofe dell’anno  70, gli altri due gruppi scomparvero e il gran Sinedrio restò  costituito dai soli scribi. 

L'autorità del gran Sinedrio in teoria si estendeva sugli ebrei  di tutto il mondo, ma in pratica era ordinaria e valeva in Palestina.  A quel supremo consesso i giudei lontani ricorrevano quando  non ottenevano giustizia dai sinedri locali. 

Qualsiasi causa religiosa e civile, avente attinenza con la  legge giudaica, poteva essere giudicata dal gran Sinedrio. Al  tempo dei procuratori romani le sentenze del gran Sinedrio  avevano valore esecutivo, e potevano essere applicate anche con  il ricorso alle forze della polizia giudaica o romana. Roma aveva  sottratto al potere esecutivo del gran Sinedrio solo la sentenza  capitale, che poteva essere pronunciata da quel consesso, ma  non eseguita, se non fosse stata confermata dal procuratore  romano. Vi era una norma giudiziaria di evitare il più possibile  sentenze capitali e le condanne a morte erano rarissime. 

Certi rabbini affermarono che un Sinedrio era troppo severo  se pronunciava una sentenza capitale ogni sette anni. Il Sinedrio  era convocato dal sommo sacerdote. In casi di urgenza il Sinedrio  poteva essere convocato anche nella casa del suo presidente, il  sommo sacerdote. Nei giorni di sabato o di festività non si  tenevano sedute.