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Il discorso contro scribi e farisei

In questo discorso sono riassunte le accuse fatte da Gesù agli  scribi e ai farisei in altri momenti. Tutti e tre i Vangeli sinottici ri-  portano la requisitoria fatta da Gesù. Riporto interamente il testo  di Matteo. 

“ Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:  Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto  vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere,  perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li im-  pongono sulle spalle, ma loro non vogliono muoverli neanche  con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli  uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange: amano  posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti  nelle piazze, come anche sentirsi chiamare rabbi dalla gente. Ma  voi non fatevi chiamare rabbi, perché uno solo è il vostro maestro  e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno padre sulla terra,  perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi  chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo. Il  più grande tra voi sia vostro servo, chi invece si innalzerà sarà ab-  bassato e chi si abbasserà sarà innalzato. Guai a voi, scribi e  farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini,  perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno  quelli che vogliono entrarvi. Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che  percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e ottenutolo,  lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi. 

Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio  non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.  Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l'oro o il tempio che  rende sacro l'oro? 

E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura  per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. Ciechi! Che cosa è  più grande: l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? Ebbene,  chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra;  e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che  l'abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per  Colui che vi è assiso. 

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della  menta, dell’aneto e del cimino, e trasgredite le prescrizioni più  gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste  cose bisognava praticare, senza omettere quelle.  Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del  bicchiere e del piatto, mentre all'interno sono pieni di rapina e di  intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere,  perché anche l'esterno diventi netto! 

Guai a voi, scribi e fari sei ipocriti, che rassomigliate a  sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma  dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così  anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma  dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità. 

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai  profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: Se fossimo vissuti al  tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per  versare il sangue dei profeti; e così testimoniate contro voi stessi,  di essere figli degli uccisori dei profeti. Ebbene, colmate la misura  dei vostri padri! Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare  dalla condanna della Geenna? Perciò ecco, io vi mando profeti,  sapienti e scribi: di questi alcuni ne ucciderete, e crocifiggerete,  altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di  città in città, perché ricada su di voi tutto il sangue innocente  versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue  di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e  l'altare. In verità vi dico tutte queste cose ricadranno su questa  generazione. 

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi  quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi  figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non  avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico  infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto Colui  che viene nel nome del Signore!" (23, 1-39). 

In questo capitolo Gesù smaschera l'ipocrisia farisaica. Le  invettive contro i farisei e i rabbini costituiscono una violenta re-  quisitoria che richiamano le parole degli antichi profeti. Ci  presenta anche il confronto serrato tra la sinagoga farisaica e la  comunità cristiana, confronto che si sviluppò negli anni 80 e che  si risolse in una divergenza netta (cfr. Giovanni 9, 34).  Matteo pone tutto il discorso sotto l'autorità di Gesù. Ma con  queste parole, ammonisce i membri della sua comunità a non ri-  cadere negli stessi errori. 

Il testo si divide in tre parti: ammaestramento alla folla e ai  discepoli; sette guai contro farisei e scribi; lamento su Gerusa-  lemme. 

Nella prima parte Gesù mette in guardia dal comportamento  dei farisei, che insieme agli scribi, si sono impossessati dell’autorità  di insegnare, portando due motivazioni: la differenza tra il loro  insegnamento e il comportamento. Questa diversità tra il dire e il  fare è continuamente condannata da Gesù. Impongono il giogo  della legge agli altri, ma essi non l'osservano. Inoltre tutto ciò che  fanno, lo compiono per essere lodati e ammirati dagli uomini.  La seconda parte contro i farisei è caratterizzata dall’espressione  guai a voi, scribi e farisei ipocriti, ripetuta sette volte. I guai, nel  linguaggio profetico, sono una minaccia del castigo e del giudizio.  Essi, rifiutando Gesù, impediscono agli altri di entrare a far  parte del regno, dono di Dio agli uomini. 

La prima comunità cristiana incontra negli ebrei della diaspora  l'opposizione giudaica. 

Osservano le prescrizioni più piccole della legge trascurano  i comandamenti fondamentali; puliscono l'esterno, senza purificare  l'interno da cui proviene il male che sporca l'uomo. Si preoccupano  di apparire quelli che non sono. Gesù comanda ai suoi discepoli  di essere giusti davanti al Padre perché è il suo giudizio che  conta, non quello degli uomini. L'ipocrisia si manifesta anche  nella distanza che essi prendono nei confronti dei loro padri, edi-  ficando monumenti ai profeti da loro uccisi; essi portano al  colmo la misura degli antenati uccidendo gli inviati di Gesù.  Versare il sangue dei giusti è stato un crimine ripetuto di questo  popolo: da Abele a Zaccaria, fino a Stefano, Giacomo cc. Per  questo il giudizio di Dio è vicino. 

Con l'immagine della gallina che vuole proteggere i pulcini,  Gesù esprime la sua volontà di preservare Israele dal castigo.  Questa volontà è resa vana dall’ostinato rifiuto. Gesù lascia il  tempio.