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I Vangeli

La parola "vangelo" viene tradotta con l'espressione "buona  novella". Questa parola appartiene al linguaggio degli imperatori  romani che si consideravano signori del mondo, suoi salvatori. I  proclami provenienti dall’imperatore si chiamavano "vangeli",  indipendentemente se il loro contenuto fosse lieto. Ciò che viene  dall'imperatore è il messaggio salvifico, non è solo una notizia, ma  trasformazione del mondo verso il bene. 

Gli evangelisti riprendono questa parola per dire che gli impe-  ratori pretendono a torto di essere i salvatori del mondo, mentre  essi trasmettono un messaggio che non è solo parola, ma realtà.  Il Vangelo è discorso non solo che informa, ma opera, non è  solo comunicazione, ma azione, forza efficace, che entra nel  mondo salvando lo e trasformandolo.  Il contenuto centrale del Vangelo è il Regno di Dio è vicino e  viene richiesta dagli uomini una risposta a questo dono: conversione  e fede. 

La parola "regno" è stata interpretata in tre modi: cristologico,  mistico, ecclesiastico.  Gesù stesso è il " regno". Il regno non è una cosa, uno spazio  di dominio come i regni del mondo. È persona, è lui. In Gesù è  presente Dio stesso in mezzo agli uomini, egli è la presenza di Dio.  Il Regno di Dio sta nell'uomo interiore.  Il Regno di Dio e la Chiesa vengono messi in rapporto tra loro.  Dopo la salita al cielo di Gesù, la diffusione del Vangelo av-  venne con la predicazione per diversi anni. Così fece anche Gesù  che non scrisse nulla. 

La rapida e vasta diffusione del Vangelo dalla Palestina e dal  mondo giudaico alla Siria, all’Asia Minore, all'Italia, a Roma, nei  luoghi di cultura del mondo greco-romano, richiese che la viva  voce fosse sostenuta dallo scritto. Da allora la parola vangelo  servì per indicare anche lo scritto. È indispensabile rilevare che il  vangelo scritto non sostituì mai quello orale, perché la buona  novella orale era più ricca e conteneva elementi che non erano  fissati nello scritto. A questo proposito vi è la preziosa testimonianza  di Papia di Jerapoli, il quale, nell’anno 120 dopo Cristo, afferma  di avere ricercato con premura ciò che avevano insegnato con la  viva voce gli apostoli e i discepoli di Gesù: "Giudicavo infatti  che le cose contenute nei libri non mi avrebbero giovato tanto  quanto le cose comunicate da una voce viva e permanente"(Eusebio,  Historia ecclesiastica, III, 39, 4). 

Gli scrittori cristiani del secondo secolo usano il termine  vangelo con un duplice senso, sia per indicare lo scritto, sia la  buona novella, la salvezza operata da Gesù. 

La Chiesa primitiva non si è curata di tutti gli scritti apparsi  nel primo secolo, ma solo di quattro fra essi i quali divennero le  colonne fondamentali dell’edificio della fede. In essi soli la Chiesa  riconobbe la divina ispirazione e perciò li incluse nell’elenco delle  Scritture sacre chiamato canone: sono i quattro vangeli canonici. La  Chiesa affermò sempre l'origine unitaria dei quattro vangeli.  Sant'Ireneo, nel secondo secolo, parla di un solo "vangelo qua-  driforme", così nel secolo seguente Origene afferma che il vangelo,  certamente attraverso quattro, è uno solo, e nel secolo quarto, San-  t'Agostino dice che i "quattro libri sono un solo vangelo". Nei  codici antichi il titolo di vangelo si trovava una sola volta, in cima  alla collezione dei quattro vangeli, mentre all'inizio dei singoli  vangeli c'era il titolo di vangelo secondo Matteo, secondo Marco, ecc.  Per i credenti cristiani la base sulla quale si fondava la verità  storica dei vangeli, era l'autorità della Chiesa.